Archiviazioni mensili: Marzo 2009

Fa tappa a Santa Maria dell’Orto, nella bella chiesa rinascimentale, con la facciata del Vignola, in Trastevere (via Anicia, 10), la rassegna concertistica «Quaranta concerti nel giorno del Signore», organizzata dal Vicariato, in pieno svolgimento e che si concluderà a maggio.Manuela Custer, mezzosoprano, accompagnata al pianoforte da Giovanni Velluti, canterà opere di Rossini e Gounod, tutte di raro ascolto. A cominciare dalla cantata per voce e pianoforte di Rossini, Giovanna d’Arco che, giusto vent’anni fa, il Rossini Opera Festival tirò fuori, affidandone la revisione a un musicista acuto come Salvatore Sciarrino, il quale ne approfittò per elaborarne una seconda versione, con orchestra da camera al posto del pianoforte. Nella versione originale o in quella strumentata da Sciarrino, quella curiosa cantata ha fatto il giro del mondo, complici alcune grandi voci, come Marilyn Horne. Rossini la scrisse dedicandola alla sua «salvatrice» , novella Giovanna d’Arco , «Madamigella Olimpia Pelissier» che più tardi diverrà sua moglie. Strutturata i due parti, si compone di due arie, ciascuna delle quali preceduta da un recitativo, su testo proprio. A far da corona alla cantata rossiniana alcune pagine pressoché sconosciute di Gounod, il quale alla musica religiosa dedicò un’attenzione davvero fortissima, come attesta il suo catalogo, oltre 500 pezzi di varia lunghezza e valore , del quale forse uno solo è noto ai più, quell’Ave Maria (costruita sul Primo preludio del Clavicembalo ben temperato di Bach) immancabile colonna sonora di infinite cerimonie nuziali religiose e civili.

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Caro Granzotto, sono romano e quindi afferro in pieno il significato di «sòla». Da un pezzo lei ha affibbiato a Barack Obama questo epiteto non proprio lusinghiero, sostenendo che non era tutto oro quello che luccicava durante la corsa alla nomination del primo presidente americano di colore. O, per interpretare meglio il suo pensiero, che era oro, ma dentro la Casa Bianca si è trasformato in ottone. Sono molte le prove che lei porta a sostegno della sua tesi, però una di queste, «è scomparso dal palcoscenico massmediatico o comunque vi compare per dovere di cronaca, senza che però s’intoni il Ballo Excelsior o s’accendano le luminarie o si senta l’eco della “standing ovation”», è stata smentita subito prima e subito dopo la comparsa del suo «angolo». Mi riferisco alla richiesta di Obama di bloccare i bonus da 150 milioni di dollari agli alti dirigenti della megacompagnia assicurativa. Cosa mi risponde?

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Andrea Vitali sforna l’ennesimo successo. Il suo «Almeno il cappello» veleggia felice al 3º posto della Narrativa italiana e al 9º della Top ten. Risultati eccezionali, contando che non è un noir, che non è un romanzo di formazione, che non c’è la camorra e che manco ci sono i vampiri. Anzi, ci sono solo dei tranquilli bellanesi con manie musicali. Allora applausi. Magari Vitali non sarà Piero Chiara, ma riesce a fare un trucco di prestigio ormai desueto per i nostri palcoscenici letterari: romanzi che sono solo romanzi. E vendono pure.

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Una cinquantina di immigrati senza fissa dimora sono stati evacuati in piena notte a Genova da uno stabile in disuso in piazza Sant’Ambrogio di Fegino, per un incendio che ha danneggiato seriamente la struttura. Nessuno degli occupanti è rimasto ferito o intossicato. I vigili del fuoco hanno operato per oltre un’ora per spegnere le fiamme. Restano ancora da accertare le cause del rogo, che potrebbe essere stato innescato in modo accidentale da qualcuno degli occupanti.I carabinieri hanno riferito che viene escluso un atto doloso.

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MilanoUn po’ come con le ciliegie: una lumaca tira l’altra. Sulla giustizia l’effetto è speculare: ancora una volta in ritardo.Il caso tutto sommato è semplice. Ci sono uno stupratore, una vittima bambino e qualche togato forse in altre faccende affaccendato. Troppo per ricordarsi gli «arretrati». Risultato, il colpevole, o se preferite il presunto tale, libero. Da tre giorni su di lui pesa un mandato di cattura. È evaso, niente grimaldelli e lime, scappare da casa non è impresa improba. Peccato che a norma di legge avrebbe dovuto trovarsi dietro le sbarre. Da lì sarebbe stato leggermente più difficile chiudere la porta.Succede a Milano, e, guarda caso, succede anche che il pm titolare dell’inchiesta sia proprio quel magistrato assurto alle cronache come il «giudice più lento del mondo»: Edi Pinatto, ex del tribunale di Gela, condannato a 8 mesi di reclusione, con pena sospesa, e radiato (lo scorso giugno) dall’ordine giudiziario per aver impiegato 8 anni a scrivere le motivazioni di un processo di mafia. Grazie a lui sette imputati del clan Madonia tornarono anzitempo in libertà. Eppure esercita ancora. Ha fatto ricorso in Cassazione, dieci giorni fa è stato discusso il caso, si attende la sentenza. Insomma un ex magistrato, per il Csm, che ha ancora la toga sulle spalle. Lentezza su lentezza: la radiazione dopo 9 mesi non è ancora operativa.Morabit El Mostafa, 34 anni, operaio marocchino, si aggiunge ora alla lista dei beneficiati.

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